Piano Casa 2026: cosa cambia per chi affitta

Piano Casa 2026: cosa cambia per chi affitta

Il Piano Casa 2026 è un piano da oltre 10 miliardi per l'emergenza abitativa. Ma per chi affitta cambia meno di quanto dicono i titoli. Ecco, in modo semplice, cosa prevede davvero e cosa è ancora soltanto un disegno di legge.

Il Piano Casa 2026 è il pacchetto di misure con cui il Governo vuole affrontare l'emergenza abitativa. Sui giornali si leggono titoli forti: "sfratti in 15 giorni", "case a prezzi scontati", "aiuti per la prima casa". Ma se possiedi un immobile che affitti, la domanda giusta è una sola: cosa cambia davvero per me, e da quando? Qui trovi le informazioni essenziali, spiegate in modo semplice, con una regola utile a non prendere abbagli: distinguere ciò che è già in vigore da ciò che è ancora soltanto un disegno di legge.

Cos'è il Piano Casa 2026

Il Piano Casa 2026 è contenuto nel Decreto Legge 66/2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 aprile 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2026. È un intervento da oltre 10 miliardi di euro, con un obiettivo dichiarato: rendere disponibili circa 100.000 alloggi in dieci anni.

Il piano si regge su tre pilastri: l'edilizia residenziale pubblica, cioè il recupero delle case popolari, con l'obiettivo di rimetterne in uso circa 60.000 oggi inagibili per mancanza di manutenzione; l'housing sociale; e gli investimenti privati, per costruire nuove case da affittare o vendere a prezzi calmierati. In pratica il grosso delle risorse va allo Stato, ai Comuni e ai grandi investitori, non al singolo proprietario che affitta un appartamento.

Perché per chi affitta cambia meno di quanto sembra

Il Piano Casa è pensato soprattutto per aumentare l'offerta di case a prezzo accessibile, non per dare nuovi vantaggi al proprietario privato che già affitta. Per te, nell'immediato, cambia poco in modo diretto. È bene saperlo, perché diversi titoli fanno pensare il contrario.

Un esempio tipico è lo "sconto del 33%" di cui si parla molto. In realtà riguarda i grandi investitori: chi realizza nuovi alloggi in convenzione deve destinarne almeno 70 su 100 all'edilizia convenzionata, con un prezzo di vendita o un canone inferiore di almeno il 33% rispetto al mercato, in cambio di procedure più rapide. Non è uno sconto che scatta sul tuo appartamento già affittato. Vediamo allora le poche misure che possono toccarti davvero.

Le misure che possono toccare chi affitta

Sfratti più rapidi (non ancora legge). È la novità più annunciata, ma viaggia su un disegno di legge separato, ancora in discussione: oggi non produce effetti. Prevede una procedura d'urgenza con un decreto di rilascio dell'immobile entro 15 giorni dal ricorso e una penale dell'1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo oltre il termine fissato dal giudice, per i casi di occupazione abusiva, scadenza del contratto o morosità. Un punto da chiarire: i 15 giorni riguardano il provvedimento del giudice, non lo sgombero fisico dell'immobile, che segue altri tempi. E gli sfratti li gestiscono avvocati e ufficiali giudiziari, non le società di gestione: Rentha non se ne occupa direttamente. Le associazioni della proprietà immobiliare hanno accolto con favore questa semplificazione.

Oneri notarili dimezzati. Il costo degli atti dal notaio, compresa la locazione oltre a compravendita e mutuo, è ridotto della metà quando riguarda alloggi in edilizia convenzionata a prezzi o canoni calmierati. È un risparmio reale, ma legato a questo tipo di immobili, non a ogni contratto.

Fondo per la morosità delle case popolari. Viene istituito un fondo di garanzia con 22 milioni di euro per il 2026 e 2 milioni per il 2027, che copre la morosità incolpevole e il deposito cauzionale. Riguarda però soltanto i contratti di edilizia residenziale pubblica, non gli affitti sul mercato privato.

Mutui per la prima casa (contesto). Il Fondo di garanzia per la prima casa è rifinanziato con 670 milioni di euro fino al 2027, riservato ai giovani fino a 36 anni, alle coppie con almeno un partner under 35 e ai nuclei con un solo genitore e figli minori, con garanzia statale fino al 90% per le famiglie numerose. Non riguarda chi affitta, ma chi compra: è utile conoscerlo se pensi di vendere a questo tipo di acquirenti.

Giovani, coppie e genitori separati: cosa prevede

Il Piano Casa dedica un'attenzione specifica ai giovani, alle giovani coppie e ai genitori separati. Ma attenzione a come: le risorse per il recupero del patrimonio pubblico possono essere destinate a progetti di edilizia sociale che assegnano l'abitazione principale in locazione di lunga durata, con la possibilità di riscatto progressivo secondo scadenze prestabilite. Si tratta quindi di alloggi pubblici o sociali dati in affitto con opzione di acquisto nel tempo, non di uno sconto fiscale per chi affitta a queste categorie sul mercato privato.

Cosa fare adesso

Per ora la cosa più utile è semplice: non fidarsi dei titoli e distinguere ciò che è già in vigore da ciò che è ancora soltanto un disegno di legge o un annuncio. Il Piano Casa, di per sé, non cambia le tasse sull'affitto del singolo proprietario.

Le agevolazioni fiscali per chi affitta, infatti, esistono già e sono indipendenti da questo piano: passano dal canone concordato, con la cedolare secca al 10% al posto del 21% e uno sconto sull'IMU. Sono queste, oggi, le leve concrete su cui puoi ragionare. Il punto delicato è che le condizioni del canone concordato cambiano da Comune a Comune e il calcolo non è banale. Il lavoro di Rentha è di consulenza comparativa: mettere a confronto, sul tuo immobile, quanto rende il canone libero e quanto il concordato con i suoi sconti, così scegli con i numeri davanti. L'attestazione che rende validi gli sconti la rilasciano soltanto le organizzazioni firmatarie degli Accordi Territoriali, non una società di gestione: noi ti affianchiamo nel percorso. Se vuoi partire dai numeri, trovi tutto nella pagina dedicata al canone concordato e in quella per i proprietari.

Il Piano Casa 2026 è già in vigore?

Il decreto che contiene il Piano Casa è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 aprile 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2026. Riguarda soprattutto il recupero delle case popolari, i fondi e l'edilizia convenzionata. Lo sfratto rapido in 15 giorni, invece, è un disegno di legge separato ancora in discussione, e oggi non è operativo.

Cosa cambia concretamente per chi affitta?

Nell'immediato poco, in modo diretto. La gran parte delle risorse riguarda l'edilizia pubblica, l'housing sociale e i grandi investitori che costruiscono alloggi calmierati. Per il proprietario privato che affitta, le leve fiscali concrete restano quelle del canone concordato, che però esistono già e non nascono con il Piano Casa.

Lo sfratto in 15 giorni vale già oggi?

No. Lo sfratto "in 15 giorni" fa parte di un disegno di legge separato, ancora in discussione: oggi non è applicabile. Inoltre, quando entrasse in vigore, il termine riguarderebbe il provvedimento del giudice, non lo sgombero fisico dell'immobile.

In sintesi: il Piano Casa 2026 è un grande piano sull'abitare, ma è pensato soprattutto per aumentare l'offerta di case a prezzo accessibile, più che per cambiare qualcosa al singolo proprietario che affitta. La novità più attesa per chi affitta, lo sfratto rapido, è ancora un disegno di legge da approvare. Prima di decidere qualsiasi cosa, informati sul tuo caso e distingui sempre ciò che è già in vigore da ciò che è soltanto annunciato.